L'agonismo non è sport, è un mestiere e come tutti i mestieri presenta il
conto in termini di malattie professionali, viziosità e punti deboli.
Un agonista, per definizione, è uno che gareggia per vincere e, in quanto tale
deve programmare la propria esistenza in allenamenti costanti, giornalieri e di
durata adeguata. Nulla di più facile che, sia in fase di preparazione che di
gara, questi giunga a compromessi con la propria salute.
Ecco alcuni esempi di approcci sbagliati:
1) Spingere la preparazione sugli aspetti maggiormente correlati alla
prestazione di gara, tralasciando gli altri (ad esempio curare troppo lo
sviluppo muscolare senza badare alla resistenza dei tendini o alle condizioni
del cuore);
2) Allenarsi nonostante infortuni o dolori, sebbene il buon senso suggerirebbe
di lasciar riprendere tono e fisiologia alla parte ferita;
3) Tamponare i problemi anziché curarli (basta un' iniezione di antidolorifico e
si torna ad allenarsi);
4) Assumere sostanze che favoriscono la prestazione assoluta ma possono
danneggiare nel tempo;
5) Sbilanciare l' alimentazione per favorire il conseguimento di particolari
risultati (come l'aggiungere troppe proteine e togliere
carboidrati);
6) Forzare tessuti, strutture e metabolismi oltre il limite fisiologico (ad
esempio quando si fanno molti lavori lattacidi);
...
Quanti di noi, seppur amatori, commettono regolarmente almeno uno di
questi errori? Chi non li commette è semplicemente perché le proprie esigenze in
buona misura coincidono, per puro caso, con quanto viene svolto. Se il vostro
obbiettivo è l' attività fisica, il benessere ed il divertimento, meglio non
gareggiare, oppure essere un agonista illuminato (specie rara ed in
via di estinzione). |